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IL BOBBIO INCONTRA LO  SCRITTORE   LUCA BIANCHINI

autore di «Nessuno come noi»

 

Due studenti del Bobbio e l'autore (a sinistra) durante l'incontro tenutosi il 20 aprile 2017 presso il teatro comunale di Carignano.

 

«Nessuno come noi», questo il titolo dell’ultimo libro di Luca Bianchini, che sta creando grande fermento non solo fra un pubblico composto da giovani, ma anche adulti. Attraverso un linguaggio molto colloquiale e semplice, infatti, l’autore ha voluto raccontare una storia di ragazzi come tanti, fra i diciassette ed i diciotto anni, liceali e con quella preoccupazione di affrontare i “problemi” giovanili in cui tutti, prima o poi, devono incappare (la prima cotta, la prima insufficienza, le sgridate dei genitori, ecc.). Interessante è soprattutto il legame che si crea fra il lettore e questo libro; da una parte, infatti, coloro che nel 1987 (anno in cui è ambientato il racconto) erano anch’essi dei semplici diciassettenni, o giù di lì, si vedono coinvolti in prima persona nelle vicende narrate, rispecchiandosi in quei ragazzi vestiti da “paninari”, come solevano chiamarsi fra di loro, in quelle bravate che di solito si compiono a quell’età, o in quelle brevi storie di amori giovanili che, come spesso accadeva e accade tutt’ora, nascevano fra i banchi di scuola. Dall’altra, poi, vi sono i ragazzi di oggi, figli proprio di coloro che, ormai adulti, cercano di impedire loro di fare gli errori che essi stessi hanno compiuto per primi. In tal modo, inoltre, questo libro è soprattutto un mezzo di comunicazione fra quei due mondi, quello giovanile e quello adulto, che, come è noto, troppo spesso si trovano in conflitto fra loro.

Luca Bianchini, al contrario di molti altri scrittori, si è rivelato da subito disponibile ad avere un contatto diretto con quei giovani che, leggendo il suo libro, hanno potuto scoprire come l’adolescenza dei propri genitori sia stata fin troppo simile alla loro. Attraverso diversi incontri tenuti con ragazzi di tutta Italia in una fascia d’età fra i sedici e i diciotto anni, grazie allo stesso linguaggio colloquiale da lui usato nel suo libro e alla sua innata simpatia, ha potuto spiegare meglio il motivo che lo ha spinto a scrivere queste pagine. E bisogna tenere conto che non dev’essere facile per un uomo trovarsi a raccontare le proprie esperienze di ragazzo davanti ad un pubblico composto per lo più da persone che, effettivamente, potrebbero essere suoi figli. Si pensi solo a quanto i giovani di oggi conoscano la realtà in cui sono cresciuti i propri genitori: praticamente zero. In tal modo, Bianchini, non solo riesce per l’appunto a catturare l’attenzione di tutti quei ragazzi che si trova davanti quasi ogni giorno, ma anche a trasmettere quelle emozioni che egli stesso ha provato durante le sue “avventure” di diciassettenne (come è solito chiamarle lui), nel suo libro vissute da Vincenzo, personaggio principale, che rappresenta l’autore stesso. E questo è proprio ciò che ha fatto anche con le classi quarte e quinte dell’Istituto di Istruzione Superiore Norberto Bobbio di Carignano, di cui faccio parte. In particolar modo, mi ha incuriosito il modo in cui ancora oggi, a distanza di molti anni, egli ricordi e racconti quasi con tenerezza l’amore da lui provato per una compagna di classe, nonché sua migliore amica. Riesce, infatti, a far riaffiorare dalla sua memoria l’immagine di questa come se ancora l’avesse davanti agli occhi, descrivendola con parole non di chi racconta una storia e basta, ma come colui che, invece, a volte, sembra dimenticarsi della platea di gente davanti a sé, e comincia a navigare in quel mare di ricordi che lo sommerge.

In conclusione, posso solo dire di essere rimasta molto colpita dal modo in cui Bianchini sia riuscito per l’appunto a coinvolgere anche dei ragazzi come noi in un mondo che ci dovrebbe essere raccontato un po’ di più e che, a parer mio, in tal modo, ci farebbe comprendere anche molte delle scelte prese dai nostri genitori a detta loro per il nostro bene, ma che spesso noi non possiamo ancora comprendere.

Erica Stoppa classe 4A

 

Leggendo il libro ho desiderato conoscere Vince, il 17enne introverso e un po’ sfortunato in amore, Cate, la teen-ager paradigmatica completamente presa dai suoi intrighi amorosi, e Spagna la ragazza dark sempre pronta a dispensare consigli.

Il terzetto chiamato “Tre cuori in affitto”, dal nome di una sit-com degli anni ’80, accompagna il lettore durante lo svolgimento di un anno scolastico. Tra lezioni, amicizia e amore lo scrittore, senza veli né filtri, ci fa strada nei sentimenti degli adolescenti riportando i vecchi nostalgici tra i banchi di scuola e facendo capire a noi studenti che, nonostante siano passati 30 anni, la terza G sembra rispecchiare una qualsiasi classe moderna.

È un libro scritto con sincerità e dopo averlo letto sembra di conoscere in molte sfaccettature l’autore; infatti è facilmente intuibile l’immedesimazione del protagonista del libro, Vincenzo Piscitelli, con lo scrittore già dalle primissime pagine. Durante l’incontro con Luca Bianchini è stato interessante immaginarlo ragazzo, e la sua personalità sembrava rispecchiare pienamente quella delineata nel libro. É un romanzo da leggere in un pomeriggio spensierato senza troppe pretese e con la semplicità che lo caratterizza. E’ stato bello fare un tuffo nell’87 sprovvista di smartphone e social network ma con tre compagni d’avventura d’eccezione.

 

Arianna Pascale classe 4A

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